|
In effetti recenti studi geofisici ridimensionano
l’importanza di questi sistemi, mentre forniscono
delle indicazioni che tenderebbero a dare una
maggiore importanza, per l’evoluzione del magmatismo
etneo, alle faglie della scarpata Ibleo-maltese.
Quest’ultima faglia disloca il basso settore
orientale del massiccio etneo formando una serie di
strutture distensive accentuate da scarpate, le
“timpe” o “ripe” con orientamento NNO-SSE. Il
settore orientale del vulcano è limitato verso nord
dalla “faglia della Pernicana” orientata E-O.
Le prime manifestazioni vulcaniche dell’area etnea
affiorano alla base dell’Etna, e costituiscono gli
splendidi affioramenti della “costiera dei
Ciclopi” e le lave a pillow della rupe di
Acicastello ma anche i basalti colonnari affioranti
nel terrazzo fluviale del Simeto, esteso da Paternò
fino ad Adrano. Gli studi sulla composizione di
queste lave hanno messo in evidenza che si tratta di
Tholeiiti, cioè di magmi simili, anche se con delle
differenze, da quelle che vengono prodotte in aree
del mantello terrestre caratterizzate da alti gradi
di fusione parziale di grande attività distensive,
tipiche delle dorsali e delle isole oceaniche. Le
tholeiiti costituiscono una percentuale assai
limitata dei prodotti dell’area etnea e sono state
eruttate, da apparati fissurali, spesso sott’acqua,
in più riprese a partire da circa 500.000 anni fa,
questa è infatti l’età dei più antichi prodotti
etnei.
Dopo il primo periodo “tholeitico” le
eruzioni ripresero da apparati centrali cioè dei
veri e propri vulcani subaerei. I prodotti eruttati
in questo secondo periodo presentano delle marcate
differenze chimiche con le tholeiiti. Si tratta di
lave “alcaline”, definite dagli studiosi con nomi
esotici quali Hawaiiti o Mugeariti o ancora
Benmoreiti, a questa serie di nomi si aggiungono i
più noti ma poco presenti, sull’Etna, basalti. I
prodotti alcalini costituiscono la gran mole del
vulcano etneo e vengono eruttati ancora oggi. La
distinzione tra i termini viene effettuata mediante
i rapporti tra le percentuali di alcuni ossidi ed in
particolare SiO2 e K2O+Na2O ritenuti indicativi
delle condizioni di genesi dei magmi stessi. In
realtà le differenze tra i termini effusi sono molto
scarse, ad esempio la paragenesi, cioè l’insieme dei
minerali presenti nelle lave, è pressoché simile,
costituita da plagioclasi, pirosseni, ossidi di
ferro e titanio ed olivine.
|